Pubblicato il: 30/10/2026

Riscattare gli anni dell’università senza dover sostenere costi troppo elevati e poter contare su maggiori tutele al momento della pensione. È su questi due fronti che si concentra l’iniziativa di ANIEF, che punta a introdurre un riscatto agevolato della laurea per il personale del comparto Istruzione e Ricerca.
La proposta prevede un costo massimo di 900 euro per ogni anno di corso universitario e dovrebbe essere presentata attraverso un emendamento al Decreto Scuola n. 170/2026, atteso all’esame del Senato all’inizio di novembre, secondo il calendario indicato nell’articolo del 15 ottobre.

L’obiettivo del sindacato è ridurre sensibilmente il costo necessario per valorizzare gli anni universitari ai fini pensionistici. Come ha spiegato il presidente nazionale Marcello Pacifico, con il sistema attuale la spesa può arrivare, in alcuni casi, a superare i 60-70 mila euro.
Una cifra che può rappresentare un ostacolo per molti lavoratori interessati ad anticipare o migliorare la propria posizione previdenziale.
ANIEF propone, quindi, di fissare il costo del riscatto a un massimo di 900 euro per ciascun anno di studi universitari. La richiesta del sindacato sarebbe, idealmente, quella di arrivare alla gratuità della misura; la soglia proposta viene presentata come un primo passo per rendere il riscatto più accessibile e riconoscere il valore della formazione anche sul piano previdenziale.
Secondo l’organizzazione, questa soluzione consentirebbe di avvicinare il trattamento del personale della scuola a quello previsto per alcune categorie di ufficiali delle Forze armate.
È importante precisare, tuttavia, che si tratta di una proposta sindacale: l’agevolazione non può essere considerata acquisita finché non sarà eventualmente approvata e disciplinata con un provvedimento normativo.

Ma la revisione del riscatto della laurea è soltanto una parte di un programma più ampio dedicato alla previdenza del personale scolastico.
Il sindacato chiede di utilizzare una quota dei risparmi previdenziali indicati nel bilancio dell’Inps per finanziare interventi specifici a favore dei lavoratori. Tra le richieste figura la possibilità, per il personale scolastico che soffre di burnout, di lasciare il servizio dopo i 60 anni senza penalizzazioni sull’assegno pensionistico.
La proposta nasce dalla necessità, secondo il sindacato, di tenere conto delle particolari condizioni in cui operano docenti e personale della scuola, esposti a carichi di lavoro e responsabilità che possono incidere sul benessere psicofisico.
L’eventuale riconoscimento di forme di uscita anticipata richiederebbe comunque regole precise, criteri di accesso e un intervento legislativo. Al momento, non si tratta di un diritto generalizzato già riconosciuto ai lavoratori del settore.

Nella propria piattaforma previdenziale, il sindacato del personale scuola sollecita anche una distinzione più netta tra spesa assistenziale e spesa previdenziale, oltre all’inserimento dello stress lavoro-correlato nella contrattazione integrativa relativa al contratto 2025-2027.
ANIEF richiama inoltre studi europei sui rischi per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, sostenendo che l’insegnamento presenti caratteristiche specifiche rispetto ad altri contesti professionali.
Da qui la richiesta di riconoscere maggiormente il peso dell’attività scolastica ai fini pensionistici e di valutare strumenti che consentano, in presenza di determinati requisiti, di anticipare l’uscita dal servizio.
Anche su questo punto, però, occorre distinguere le rivendicazioni sindacali dalle misure già previste dalla normativa: l’inserimento di una professione tra quelle considerate usuranti e l’accesso alla pensione anticipata dipendono da specifici requisiti e disposizioni di legge.

Ma quando potrebbe arrivare la decisione sul riscatto agevolato?
Il passaggio parlamentare del Decreto Scuola rappresenta, secondo ANIEF, l’occasione per aprire il confronto sulla riduzione dei costi del riscatto della laurea.
La proposta dei 900 euro per ogni anno universitario, insieme alle richieste in materia di pensionamento anticipato e tutela del personale in burnout, dovrà però confrontarsi con l’iter legislativo e con le eventuali valutazioni sulle risorse necessarie.
Per docenti e lavoratori del comparto Istruzione e Ricerca, la questione resta quindi aperta: da una parte, la possibilità di valorizzare gli anni di studio senza affrontare spese molto elevate; dall’altra, la richiesta di un sistema previdenziale che tenga maggiormente conto delle condizioni di lavoro nella scuola.
Per ora, il riscatto della laurea a 900 euro l’anno resta una proposta da valutare in Parlamento, non un’agevolazione già disponibile. Saranno gli eventuali sviluppi legislativi a chiarire se e con quali modalità potrà essere introdotta.


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