Pubblicato il: 02/11/2026

Uno dei maggiori problemi che affliggono i lavoratori dipendenti è costituito dalle imposte che incidono sulle buste paga: a farne le spese sono soprattutto, loro malgrado, gli under 30 al primo contratto di lavoro. Proprio sul punto, il Governo Meloni vorrebbe intervenire con la prossima legge di bilancio, quella per il 2027, con l’obiettivo di rendere più conveniente assumere i giovani e far crescere le loro retribuzioni.
Secondo alcune indiscrezioni, le ipotesi sul tavolo sono quattro e tra loro alternative, quindi nella Manovra ne entrerà una soltanto.

Poche risorse e una sola misura
Diciamo subito che la scelta dipenderà dalla capacità del Governo di far quadrare i conti. La legge di bilancio per il 2027 può contare su appena 9 miliardi di euro, senza considerare il margine di deficit che l’Unione europea ha consentito al nostro Paese con la flessibilità, utilizzabile soltanto per energia e difesa. Su quei 9 miliardi gravano anche la sanità, la riforma del Fisco e gli enti territoriali. Gli uffici tecnici dei ministeri avrebbero già avviato le stime dei costi di ciascuna opzione.

La scarsità di fondi spiega anche perché la proposta del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sarebbe già stata messa da parte. Prevedeva una no tax area, cioè una soglia di reddito entro la quale non si pagano imposte, per i neoassunti under 35. Per i giovani resta poco spazio e il Governo, che non ha ancora deciso, deve scegliere con attenzione dove impiegarlo.

Un’aliquota Irpef più leggera
La prima idea riguarda l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Per gli under 30 si ridurrebbe la prima aliquota, che è quella del 23% fino a 28mila euro di reddito. Il vantaggio sarebbe duplice. La misura coprirebbe tutti i giovani di nuova assunzione e l’effetto comparirebbe subito in busta paga.
Ci sono però due rischi. Il primo è che questa riduzione spinga verso retribuzioni lorde più basse senza che il netto percepito cambi. Il secondo è il costo, giudicato elevato per le casse dello Stato.

Lo sconto fiscale applicato dal datore di lavoro
La seconda strada è uno sconto che il datore di lavoro riconoscerebbe direttamente nel cedolino. Non sarebbe collegato alla fascia di reddito più bassa e, secondo le indiscrezioni, la platea dei beneficiari potrebbe risultare più ridotta. In compenso agirebbe sul cuneo fiscale, ossia sulla differenza tra quanto un lavoratore costa all’azienda e quanto incassa in busta paga, e darebbe ai giovani un vantaggio sul mercato del lavoro.

Una quattordicesima a dicembre
La terza ipotesi è un bonus vero e proprio. Lo Stato verserebbe a dicembre, ai giovani under 30 appena assunti, un importo calcolato sulle imposte pagate nel corso dell’anno, una sorta di quattordicesima mensilità. Funzionerebbe quindi come un rimborso fiscale e avrebbe un impatto psicologico maggiore rispetto alle altre misure. Anche in questo caso, però, a preoccupare sono i costi.

Più sconti sugli aumenti contrattuali
L’ultima proposta è la meno diretta, ma è anche quella con maggiori probabilità di diventare strutturale. La legge di bilancio per il 2026 (legge n. 199 del 30 dicembre 2025) ha introdotto un’imposta sostitutiva al 5% sugli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali, riservata ai dipendenti del settore privato che nel 2025 hanno avuto un reddito di lavoro dipendente non superiore a 33mila euro. Un’imposta sostitutiva prende il posto dell’Irpef ordinaria con un’aliquota fissa. Per i giovani il prelievo potrebbe scendere ancora e gli aumenti contrattuali risulterebbero più consistenti. Il limite in questo caso sta nel fattore tempo, in quanto l’effetto arriverebbe soltanto con i rinnovi dei contratti collettivi nazionali, uno alla volta.

Tempi e platee a confronto
Le quattro ipotesi si distinguono soprattutto per il momento in cui il lavoratore ne vedrebbe i frutti. Il taglio dell’aliquota Irpef e lo sconto del datore di lavoro agirebbero direttamente sulla busta paga. La quattordicesima arriverebbe in un’unica soluzione a fine anno, come un riconoscimento legato a quanto è stato versato al Fisco. La rimodulazione sugli aumenti, infine, si farebbe sentire soltanto quando un contratto collettivo viene rinnovato.

Cambia anche la platea dei beneficiari. Con la prima ipotesi sarebbero interessati tutti i nuovi assunti under 30, mentre lo sconto applicato dal datore potrebbe raggiungerne meno lavoratori.


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