Pubblicato il: 26/08/2026

Mancano meno di due settimane all'avvio del nuovo anno scolastico e, per milioni di studenti italiani, cambia in modo sostanziale il modo in cui la scuola gestisce i comportamenti scorretti. Entra infatti a regime la normativa sull'allontanamento dello studente per un periodo non superiore a quindici giorni, frutto di un impianto costruito tra il 2024 e il 2025 dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Alla base di tutto c'è la Legge 1° ottobre 2024, n. 150, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 ottobre 2024, a cui si sono aggiunti i due decreti attuativi che ne hanno definito i dettagli operativi: il DPR 134/2025, che modifica lo Statuto delle studentesse e degli studenti (il testo storico è il DPR 249/1998), e il DPR 135/2025, che interviene sul regolamento di valutazione. Entrambi i decreti sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre 2025 e sono pienamente operativi.
Il senso complessivo della riforma non è punire per punire, ma responsabilizzare: la sanzione diventa un'occasione di riflessione e di restituzione alla comunità scolastica, non più un semplice "stare a casa".
Sospensioni fino a due giorni: più scuola, non meno scuola
Il primo grande cambiamento riguarda le sospensioni brevi, quelle che non superano i due giorni. In questi casi lo studente non resta a casa, ma viene coinvolto in attività scolastiche di approfondimento, assegnate direttamente dal consiglio di classe, sulle conseguenze del comportamento che ha causato il provvedimento disciplinare. Il percorso si conclude con la stesura di un elaborato critico su quanto appreso durante l'attività.
Le ore si svolgono all'interno dell'istituto, che individua autonomamente i docenti incaricati di seguire il ragazzo. È un cambio di prospettiva netto rispetto al passato: la sospensione breve smette di essere un giorno di vacanza forzata e diventa un momento strutturato di rielaborazione, pensato per far comprendere allo studente il peso delle proprie azioni piuttosto che allontanarlo semplicemente dal contesto scolastico.
Da tre a quindici giorni: scatta la cittadinanza solidale
Quando la sospensione supera i due giorni, arrivando fino a un massimo di quindici, il quadro cambia ulteriormente. Lo studente dovrà infatti svolgere attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate con le istituzioni scolastiche, selezionate tra quelle inserite negli elenchi predisposti dall'amministrazione periferica del Ministero. L'obiettivo dichiarato è trasformare l'allontanamento in un percorso di responsabilizzazione concreta, che può includere, ad esempio, esperienze in ambito sociale o assistenziale.
Un aspetto importante riguarda la durata effettiva di queste attività: se il consiglio di classe lo delibera, possono proseguire anche dopo il rientro dello studente in aula, seguendo criteri di temporaneità, gradualità e proporzionalità rispetto alla gravità del comportamento contestato. Non si tratta quindi di un pacchetto standard uguale per tutti, ma di una misura calibrata caso per caso.
Il voto in condotta pesa di più, alle medie e alle superiori
Il secondo pilastro della riforma riguarda il voto in condotta, che assume un peso decisamente maggiore in tutto il percorso scolastico. Alle scuole medie il comportamento torna a essere espresso in decimi e una valutazione finale inferiore a sei comporta la non ammissione alla classe successiva o all'esame conclusivo del primo ciclo, anche quando i voti nelle materie sono sufficienti. La valutazione, inoltre, non riguarda più solo il quadrimestre ma l'intero anno scolastico, e nel giudizio pesano in modo specifico gli episodi di violenza o aggressione verso docenti, compagni e personale scolastico.
Con un 5 in condotta scatta la bocciatura automatica, sanzione che può essere applicata anche in presenza di violazioni gravi e ripetute del regolamento d'istituto. Se il voto è inferiore a sei in sede di valutazione periodica, lo studente viene comunque coinvolto in attività di cittadinanza attiva e solidale, anche senza sospensione.
Alle superiori il 6 diventa un debito da recuperare, fino alla maturità
Alle scuole superiori le conseguenze si estendono fino all'esame di Stato. Chi prende 6 in condotta si ritrova con un vero e proprio debito scolastico in educazione civica da recuperare entro l'inizio dell'anno successivo: il consiglio di classe sospende il giudizio di ammissione e assegna un elaborato critico sui temi della cittadinanza attiva e solidale. Se l'elaborato non viene consegnato in tempo, o viene valutato insufficiente, la conseguenza è la non ammissione all'anno successivo.
La stessa logica si applica alla maturità: chi arriva all'esame con 6 in condotta dovrà discutere, durante il colloquio orale, un elaborato critico definito dal consiglio di classe, incentrato sul rispetto dei principi costituzionali. Il voto in comportamento incide anche sul credito scolastico: il punteggio massimo può essere assegnato solo agli studenti che hanno ottenuto almeno nove decimi in condotta.
L'obiettivo dichiarato dal Ministero
Dal Ministero dell'Istruzione e del Merito sottolineano come il nuovo impianto normativo unisca maggiore severità nelle conseguenze e un rafforzamento della funzione educativa della sanzione. L'obiettivo non è semplicemente allontanare chi viola le regole, ma legare ogni provvedimento a un percorso di riflessione, responsabilizzazione e restituzione alla comunità scolastica: una scuola, insomma, che punta a educare anche attraverso la sanzione, non solo a punire.


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