Pubblicato il: 06/11/2026
Tra le ipotesi in discussione c’è quella di subordinare l’uscita a 64 anni al ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo, cioè sui soli contributi versati. Secondo una simulazione della Uil, in quel caso l’assegno sarebbe più basso di quasi 5mila euro lordi l’anno rispetto a quello di chi resta al lavoro fino al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia.
Che cosa prevede la legge di bilancio
L’art. 52 del disegno di legge, nel testo bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato, istituisce nel bilancio del ministero del Lavoro un fondo da 850 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029. Le somme finanziano misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro, anche per specifici soggetti in difficoltà e con eventuali interventi in materia di ammortizzatori sociali.
Come funziona oggi l’uscita a 64 anni
Una pensione anticipata a 64 anni esiste già, ma riguarda solo chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 e ha quindi la pensione calcolata interamente con il metodo contributivo. Nel 2027 servono 64 anni e 1 mese di età, almeno 20 anni e 1 mese di contributi effettivi e un assegno che superi una soglia minima di importo. La misura in discussione si rivolgerebbe invece a chi ha 36 anni di contributi e dunque, di regola, versamenti anteriori al 1996.
Per chi ha contributi anteriori al 1996 la pensione si calcola con il sistema misto. Il metodo retributivo, legato alle retribuzioni percepite, vale per le quote maturate fino al 31 dicembre 1995 e, per chi a quella data aveva già almeno 18 anni di contributi, fino al 31 dicembre 2011. Per il periodo successivo si usa il metodo contributivo, legato ai contributi versati e rivalutati. Nelle proposte avanzate dalla Lega l’uscita a 64 anni sarebbe accompagnata dal ricalcolo contributivo, cioè dall’applicazione del metodo contributivo all’intera carriera. Poiché il coefficiente che trasforma i contributi accumulati in assegno cresce con l’età di pensionamento, a 64 anni l’importo risulterebbe più basso.
Quanto si perderebbe secondo la Uil
Il Servizio politiche fiscali e previdenziali della Uil ha confrontato due uscite per una lavoratrice con 36 anni di contributi e 35mila euro lordi annui di ultima retribuzione. A 64 anni, con il ricalcolo contributivo, l’assegno sarebbe di 25.477 euro lordi l’anno, mentre a 67 anni e 6 mesi, con il sistema misto, salirebbe a 30.466 euro. La differenza è di 4.989 euro lordi annui, cioè circa 384 euro lordi al mese per ciascuna delle 13 mensilità, e corrisponde a un assegno inferiore del 16,38% rispetto all’uscita ordinaria.
Il segretario confederale Santo Biondo teme che un’uscita legata al ricalcolo contributivo finisca per essere utilizzata soprattutto da chi può rinunciare a una parte dell’assegno. Secondo il sindacato, chi ha stipendi bassi, carriere con interruzioni o maggiori carichi familiari resterebbe al lavoro anche quando avrebbe bisogno di smettere, e per questo la Uil chiede un confronto con il Governo.
Quali requisiti valgono nel frattempo
Dal 1° gennaio 2027, secondo la circolare Inps n. 28/2026, la pensione di vecchiaia richiede 67 anni e 1 mese di età con almeno 20 anni di contributi. La pensione anticipata ordinaria richiede, invece, 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, a prescindere dall’età.
Vai alla Fonte
