Pubblicato il: 02/11/2026

La riforma delle lauree abilitanti continua ad allargarsi e questa volta tocca da vicino una delle professioni scientifiche più diffuse in Italia, quella del biologo. Il Consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento che riscrive le regole per accedere alla professione. Il testo introduce un sistema nuovo che tiene insieme formazione, tirocinio e abilitazione, e riorganizza l’Albo professionale della categoria.
Non si tratta di un intervento isolato. La novità si inserisce nel solco tracciato dalla legge n. 163 del 2021, la norma sui titoli universitari abilitanti. Il suo obiettivo è accorciare i tempi tra la fine degli studi e l’ingresso nel mondo del lavoro. Per anni, infatti, migliaia di neolaureati hanno dovuto attendere mesi, a volte di più, prima di potersi iscrivere all’Albo ed esercitare legalmente. La stessa logica era già stata applicata ad altre professioni e ora viene estesa ai biologi.
Il messaggio del Governo, guidato su questo fronte dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, è chiaro: rendere più rapido e lineare il passaggio dall’aula universitaria all’attività professionale vera e propria.
Stop all’esame di Stato dopo la laurea: come funzionerà
La novità che fa più rumore riguarda proprio la fine del vecchio meccanismo. Finora il percorso prevedeva due tappe ben distinte: prima ci si laureava e poi, per ottenere l’abilitazione, bisognava affrontare un ulteriore esame di Stato. Questo comportava altro studio, altre spese e soprattutto altro tempo sottratto all’avvio della carriera.
Con il nuovo sistema questo doppio passaggio scompare. Il conseguimento della laurea e la verifica delle competenze professionali confluiscono in un unico percorso formativo. In pratica, chi completa gli studi avrà già dimostrato, lungo la strada, di possedere le capacità richieste per esercitare. Per gli studenti significa meno attese e meno burocrazia. Per il mondo del lavoro significa poter contare prima su professionisti già pronti a operare. È un cambio di mentalità importante, perché trasforma la laurea da semplice titolo accademico a vero e proprio lasciapassare professionale.
Il tirocinio diventa il cuore della formazione
Se l’esame di Stato esce di scena, a prendere il suo posto è il tirocinio pratico-professionalizzante, che diventa il perno della riforma. Fino a oggi era spesso vissuto come un’esperienza separata, da svolgere a parte rispetto agli studi. Ora invece diventa parte integrante della preparazione universitaria. La sua funzione è quella di verificare sul campo le capacità operative del futuro biologo, cioè la sua abilità nel mettere in pratica quanto appreso sui libri e in laboratorio.
La riforma non si limita però a cambiare il "come" si diventa biologi, ma interviene anche sul "cosa" fa un biologo. L’intento è definire con più precisione le competenze riconosciute alla professione. È una scelta che tiene conto di quanto la disciplina si sia evoluta negli ultimi anni e di quanto si siano moltiplicati i campi in cui un biologo può lavorare. Basti pensare alla nutrizione, alla ricerca biomedica, alla genetica, alla sicurezza alimentare e alla tutela dell’ambiente. Sono tutti settori nei quali operano professionisti con preparazioni e responsabilità molto diverse tra loro. Fare chiarezza su questo punto significa anche tutelare meglio i cittadini, che sapranno a chi rivolgersi e con quali garanzie.
Albo dei biologi ridisegnato: ecco i tre nuovi settori
L’ultimo grande capitolo della riforma riguarda l’organizzazione dell’Albo dei biologi. La sezione A viene suddivisa in tre settori distinti, ciascuno legato a un’area specifica della professione.
Il primo è quello della biologia generale e biomedica. Comprende le attività legate allo studio dei sistemi biologici e le applicazioni in campo sanitario e scientifico: è l’ambito più vicino alla ricerca e alla salute umana. Il secondo settore riguarda la biologia ambientale, con competenze che spaziano dallo studio degli ecosistemi alla tutela delle risorse naturali, fino al monitoraggio dell’ambiente: un campo sempre più strategico in un’epoca segnata dalle sfide climatiche. Il terzo, infine, è dedicato alla nutrizione, all’igiene e alla sicurezza degli alimenti, ambiti in cui il biologo svolge attività professionali specifiche e molto richieste.
Questa suddivisione rispecchia la realtà di una professione ormai molto ramificata e offre un’identità più definita a chi sceglie un percorso piuttosto che un altro. Per i futuri biologi la riforma si traduce quindi in un doppio vantaggio: entrare prima nel mondo del lavoro e farlo con un profilo professionale più chiaro e riconoscibile.


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