Pubblicato il: 20/10/2026
Chi è abituato a fare shopping sui grandi marketplace internazionali deve prepararsi a una novità che toccherà da vicino il portafoglio. La Commissione europea ha stabilito l’importo della cosiddetta handling fee, cioè una commissione di gestione doganale, fissandola in 2 euro per ogni articolo importato. Il valore è stato formalizzato con un atto delegato e, terminato l’iter previsto a livello europeo, la misura è destinata ad applicarsi dal 1° novembre 2026.
Il motivo di questa scelta è legato all’enorme crescita delle spedizioni di piccole dimensioni generate dal commercio elettronico. Ogni pacco che entra nel territorio dell’Unione deve essere controllato: le autorità doganali raccolgono e verificano i dati, effettuano i controlli e svolgono l’analisi del rischio prima che la merce possa circolare liberamente nel mercato europeo. Tutto questo ha un costo, e la nuova commissione serve proprio a coprire le spese sostenute dalle dogane per gestire un flusso di merci diventato ormai gigantesco.
Come funziona la handling fee e perché è diversa dal dazio di 3 euro
Un punto importante da chiarire è che i 2 euro non si pagano per spedizione, ma per articolo. Questo significa che il peso reale della commissione dipende da cosa c’è dentro il pacco e da come la merce viene classificata ai fini doganali. Il calcolo, infatti, si basa sulle diverse voci doganali presenti nella spedizione: un pacco con più tipologie di prodotti può quindi costare di più rispetto a uno contenente un solo articolo.
Va sottolineato anche che – come già accade per il dazio forfettario di 3 euro – non vale più la franchigia di 150 euro, cioè la soglia che in passato esentava le spedizioni di modico valore. In altre parole, anche l’ordine più economico finirà nel nuovo meccanismo.
Ma allora che differenza c’è tra la nuova commissione e il dazio da 3 euro già in vigore? Le due voci hanno finalità completamente diverse. Il dazio è un prelievo sulle merci importate, mentre la handling fee è legata esclusivamente ai costi delle procedure doganali. Il risultato, però, per chi acquista è lo stesso: i costi si sommano. Alla commissione europea e al dazio di 3 euro va infatti aggiunta anche la tassa italiana di 2 euro sulle spedizioni extra Ue, che secondo quanto riportato entrerà in vigore dal 1° novembre 2026. Un insieme di prelievi che porterà inevitabilmente a un aumento dei prezzi per il consumatore finale.
Chi deve pagare la nuova tassa sui pacchi
Sulla carta, il consumatore non è il soggetto obbligato a versare la commissione. La norma prevede infatti che il pagamento spetti agli operatori della catena di importazione, cioè piattaforme di e-commerce, venditori o corrieri. Il nuovo quadro europeo va proprio in questa direzione: la responsabilità per le vendite online viene spostata progressivamente verso chi facilita gli acquisti a distanza, ovvero i grandi intermediari del commercio digitale.
Nella pratica, però, le cose potrebbero andare diversamente. Nulla impedisce a piattaforme e venditori di trasferire il costo sul prezzo pagato dal cliente. E qui c’è un aspetto da tenere bene a mente: sulla ricevuta dell’acquisto potrebbe non comparire alcuna voce chiamata "tassa sui pacchi". La commissione, infatti, potrebbe essere nascosta nel prezzo del prodotto, nelle spese di spedizione oppure in altri oneri applicati dalla piattaforma. Per questo motivo conviene confrontare con attenzione il costo totale dell’ordine prima di confermarlo, senza fermarsi al prezzo esposto in vetrina.
Quali acquisti online sono interessati dalla commissione
La nuova handling fee riguarda i prodotti acquistati online e importati da Paesi fuori dall’Unione europea. Nel mirino ci sono in particolare le spedizioni che passano attraverso le grandi piattaforme internazionali, i marketplace e i siti di e-commerce che vendono direttamente merce proveniente da Paesi terzi. Restano invece fuori gli acquisti effettuati da venditori che spediscono dall’interno dell’Unione.
I numeri spiegano bene perché Bruxelles abbia deciso di intervenire. Secondo i dati contenuti nella documentazione che accompagna la misura, nel 2025 nell’Unione europea sono stati gestiti circa 6 miliardi di articoli contenuti nei piccoli invii dell’e-commerce, con una forte prevalenza di prodotti provenienti dalla Cina. Una mole enorme di pacchi, ognuno dei quali richiede controlli, verifiche e analisi prima di arrivare a casa del cliente.
Per chi acquista spesso online da siti esteri, il consiglio è quindi di fare bene i conti: tra dazio, commissione europea e tassa italiana, il piccolo affare a pochi euro potrebbe rivelarsi molto meno conveniente di quanto sembri.
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